Laura Martufi

L’originalità, il nuovo (non nel suo senso filosofico come categoria dell’ignoto, ma nel senso di prodotto culturale materiale) arrancano, trovano sempre più difficoltà ad emergere. Il punto non è proporre qualcosa di nuovo, ma verificare la resistenza o meno, nonostante le sollecitazioni al cambiamento, dei tradizionali modi di interpretare i ruoli di genere, partendo dal mondo dei giovani. In primis tramite l’osservazione di opere pittoriche classiche e note in cui la figura femminile appaia legata al ruolo tradizionale di oggetto sessuale e alle mansioni domestiche; poi osservando immagini pubblicitarie in cui l’identità femminile è mercificata, oppure oggetto di difesa contro la violenza. O ancora guardando spezzoni di film noti o filmati costruiti ad hoc in varie situazioni domestiche e professionali. Le opere pittoriche vengono mostrate sia nella versione originale che con le identità di genere dei personaggi rovesciate: maschi al posto di femmine, femmine in sostituzione di maschi. Il resto rimane invariato. Osservandole contemporaneamente, ci si rende meglio conto delle differenze. Che effetto fa? O meglio, la speranza è che possa suscitare un qualche effetto. Curiosità? Noia? Straniamento? Divertimento? Disturbo? Disgusto? Magari ci fossero molte reazioni, specialmente negative. Significherebbe avvalorare la tesi di partenza: la differenza ancora troppo presente. Non per compiacersi della constatazione di una realtà negativa, ma solo per confermare la nostra iniziale “impressione”. Ecco perché non bisogna abbassare la guardia sulle differenze di genere. Ci sono ancora troppe situazioni allarmanti e drammatiche nel nostro quotidiano.